Una volta conclusa la collaborazione con l’azienda, ad esempio perchè ha cambiato lavoro o si è arrivati alla pensione o semplicemente perchè si è concluso il contratto di lavoro a termine, il Lavoratore ha diritto al Trattamento di Fine Rapporto meglio conosciuto come TFR.  Nonostante molti lavoratori lo percepiscano come una sorta di regalo di addio, il TFR è una prestazione dovuta e sottoposta ad una regolamentazione specifica.

Come si calcola il TFR? Il calcolo della liquidazione del TFR è piuttosto intuitivo: è sufficiente, infatti, dividere la retribuzione annuale per 13,5 e poi sommare una quota per ogni anno di lavoro effettuato. L’importo accumulato – al quale viene sottratta una piccola quota come contributo al FAP (Fondo Adeguamento Pensione) – viene poi rivalutato all’inflazione, secondo l’indice rilevato dall’Istat dei prezzi al consumo. Fanno parte della liquidazione del TFR anche le ferie non godute, gli scatti di anzianità e gli straordinari continuativi, mentre non contribuiscono al conteggio le indennità di trasferta o i rimborsi spese.

Nonostante il mondo del lavoro sia regolamentato su molti fronti, ad oggi non esistono leggi o direttive ufficiali che stabiliscano dei tempi di liquidazione del TFR uguali per tutte le categorie di lavoratori: molto, infatti, dipende dalla tipologia di attività svolta (settore pubblico o privato), dall’eventuale presenza di contratti collettivi nazionali, dall’importo complessivo spettante al dipendente e anche dai motivi che hanno portato alla cessazione del rapporto di lavoro.

I tempi per la liquidazione del TFR per i dipendenti privati sono generalmente piuttosto brevi: nella maggior parte dei casi, infatti, il TFR viene liquidato insieme all’ultima busta paga o al più tardi entro 45 giorni dal termine del rapporto lavorativo. Anche nel caso di licenziamento o dimissioni volontarie i tempi di liquidazione del TFR rimangono invariati, a meno che nel CCNL di riferimento non siano previste disposizioni diverse per specifiche situazioni.

Discorso diverso per i lavoratori statali  i quali devono pazientare dai 12 ai 24 mesi prima di ottenere il pagamento, ma a volte anche di più: i tempi per la liquidazione del TFR per i dipendenti pubblici – che sarebbe più corretto chiamare TFS, Trattamento di Fine Servizio – possono infatti allungarsi notevolmente a seconda dell’importo complessivo dovuto e che, se supera un ammontare di 50.000 euro, viene suddiviso su più rate annuali.

E in caso di fallimento o insolvenza dell’azienda ? Cosa succede ? Quali sono le tempistiche di liquidazione del TFR?

È importante sottolineare che il lavoratore mantiene il proprio diritto a ricevere il TFR indipendentemente dalla possibilità o meno del datore di lavoro di corrisponderlo, ma che dopo 5 anni dalla cessazione del rapporto subentra la prescrizione, a meno che non si sia provveduto ad interromperne il termine inviando una diffida tramite raccomandata. Va da sé che quando un’azienda fallisce o risulta insolvente i tempi per la riscossione del TFR si allungano notevolmente, perché subentrano una serie procedure lunghe e complesse per ammettere i dipendenti al passivo fallimentare dell’azienda. La buona notizia, però, è che i dipendenti hanno la precedenza sugli altri creditori, e quindi hanno diritto ad essere risarciti prima degli altri. Qualora l’azienda non avesse fondi sufficienti per provvedere al pagamento del TFR di tutti i dipendenti, entrerebbe in azione l’INPS con il suo fondo di salvaguardia, pensato proprio per interviene in queste situazioni.

Come richiedere la liquidazione del TFR?  Se il TFR è stato lasciato in azienda e si presentano le dimissioni, non c’è bisogno di compilare alcun modulo: il TFR verrà automaticamente erogato nelle modalità e tempistiche concordate con il datore di lavoro o previste dal CNLL di riferimento. Se invece si vuole richiedere l’anticipo del TFR – ad esempio per acquistare la prima casa o per sostenere spese mediche importanti – sarà necessario compilare un modulo nel quale si specifica anche la percentuale di anticipo che si vuole ottenere, cifra che non deve superare il 70% dell’importo maturato. Tutti i dipendenti hanno diritto a richiedere la liquidazione anticipata del TFR, a patto che abbiano accumulato almeno 8 anni di lavoro e che non ne abbiano già usufruito all’interno del medesimo contratto.

Posso richiedere di versare il TFR tutti i mesi in busta paga? Se un lavoratore volesse ricevere direttamente in busta paga la liquidazione del TFR, quindi come se si trattasse di una “somma integrativa” della propria retribuzione mensile, oggi non potrebbe più farlo: la norma che lo permetteva, e che è rimasta in vigore in via sperimentale fino al 2018, è estata abrogata. Ad oggi quindi il trattamento di fine rapporto viene erogato solo ed esclusivamente alla conclusione del contratto di lavoro, salvo i casi in cui il dipendente abbia richiesto un anticipo del TFR nelle modalità che abbiamo visto nel paragrafo precedente.

Quale tassazione viene applicata sul TFR?  La tassazione del TFR può variare – e anche di molto – a seconda della destinazione che si è scelta al momento dell’assunzione: il TFR lasciato in azienda sarà sottoposto ad una tassazione separata ad aliquota media degli ultimi 5 anni con una percentuale minima del 23%, mentre il TFR investito in un fondo pensione subirà una tassazione dal 9% al 15%, in base al numero di anni di iscrizione alla previdenza integrativa.