Ritorna il tormentone di Settembre con le polemiche sui costi della scuola e il lamento sul costo dei libri. In realtà è meglio parlare di caro scuola perché oltre ai libri ci sono gli extra. Se ci limitiamo alla cosiddetta “scuola dell’obbligo”, si va dalle tasse scolastiche ai trasporti pubblici, dallo zaino alla tuta da ginnastica, dagli strumenti per il disegno, a quelli musicali. E poi, ci sono le gite scolastiche facoltative e la partecipazione ad attività sportive ma discriminatorie per reddito, più le altre spese per ogni iniziativa che viene in mente all’insegnante di turno. Tutto dejà vu. Come sempre i genitori si sentono esenti da responsabilità, perché…  se lo dice l’insegnante…. lui sa.

Invece non è così. I genitori hanno molte responsabilità per esempio nell’eleggere i propri rappresentanti nei consigli di classe e nelle commissioni che decidono sui libri di testo proposti dagli insegnanti e approvati senza obbiezioni, perché….lui sa.. Basta con le timidezze nei confronti degli insegnanti. Ma non è sui programmi di studio che devono decidere i genitori. A loro compete però arginare, la spesa per i libri e gli accessori imponendo tetti di spesa, pretendendo che il peso degli zaini non superi quello previsto per legge e che non debbano essere cambiati i libri ogni anno solo perché è cambiata la copertina. E’ bene ricordare che i contenuti dei testi necessari sono sempre gli stessi mentre ovviamente cambiano gli esercizi, e che i libri non possono sostituire l’impegno dell’insegnante ad integrarli con la propria capacità didattica e competenza professionale.

Quindi se è vero che in classe comanda la scuola, e a casa i genitori, altrettanto vero è l’accesso alla scuola è un compromesso fra le necessità della scuola, le disponibilità economiche delle famiglie e il consumo ambientale in carta inutile e costi di smaltimento. Basta con un ministero lontano e burocratico che non stimola l’uso di nuovi strumenti come i tablet, basta con l’adeguamento passivo ai diktat degli insegnanti a volte collusi con le case editrici e basta non pretendere da parte dei genitori strumenti di controllo misurabili, diretti ed  efficaci sulla qualità complessiva dell’offerta scolastica e sull’uso utile e indispensabile degli strumenti didattici imposti l’anno precedente, lasciando anche ai ragazzi di esprimere valutazioni sugli insegnanti, in tema di equità di giudizio, empatia, comprensione delle difficoltà di apprendimento degli alunni, insegnamento dei metodi di studio , disponibilità al confronto, , ecc., ricordando sempre che la fiducia non si ottiene per decreto, ma su risultati misurabili.