Approvato il progetto si sono scatenate le polemiche. Non c’è da stupirsi, ogni volta che si paventa una iniziativa per realizzare una infrastruttura strategica, paure ed arroganza vanno a braccetto. Chi ha paura mette in campo, il paesaggio, l’impatto ambientale, chi non ha paura diventa arrogante e accusa gli altri di combattere il progresso.  Capiamo le ragioni degli uni e degli altri. Ma pensiamo che ogni paura richieda risposte esaurienti. Di converso il “me ne frego” perchè adesso comando io, non è una risposta che aiuta. La determinazione invece si.  Gridare al lupo non ha senso. Non avremmo fatto tracciati ferroviari che hanno sconvolto città e diviso il mare dall’entroterra, ma nessuno oggi rinuncerebbe alla ferrovia, e si sono creati sottopassaggi e dato vita agli sviluppi economici del territorio. Per fare un esempio concreto, senza l’autostrada dei parchi non avremmo fatto un tunnel sotto il gran sasso, che ha creato molti problemi, ma L’aquila e Pescara sono state liberate dall’incubo dell’isolamento e dalla insignificanza economica. Quindi il ponte creerà molti svantaggi sul territorio esistente, ma può essere una grande opera infrastrutturale che favorisce la modernizzazione della Sicilia e della Calabria.  Obbligherà a modernizzare tutti collegamenti interni esistenti, strade e ferrovie. Se questo avverrà il ponte potrebbe essere una grande opportunità oltre ad essere un capolavoro dell’ingegneria italiana. Brunelleschi ha fatto la cupola del Duomo a Firenze e nessuno ci voleva stare sotto; eppure è ancora lì. Ma è ancora una scommessa al buio piena di rischi. Se risulterà instabile al primo terremoto o soffio di vento, se l’attuale economia dovesse crollare senza essere sostituita da una nuova, allora tutto diventerà come il ponte Morandi, solo una enorme tragedia.