Allarme per tutti i “fashion addicted” e compratori compulsivi: dal 2024 aumentano i costi per tutti gli utenti degli e-commerce che vorranno restituire un prodotto ordinato online. Infatti, i grandi marchi dell’e-commerce stanno cambiando rotta e abbandonando la politica del reso gratuito. Questo potrebbe contribuire all’abbassamento delle vendite nei saldi 2024. I big del commercio online, tra cui Zara o H&M stanno spostando le spese di spedizione del prodotto reso a carico dei clienti, detraendole dal rimborso. Ciò evita costi considerevoli a carico delle aziende ed educa i compratori ad un acquisto più ragionevole.

L’era del reso gratuito sembra quindi essere giunta al termine.

E’ bene però fare un po’ di chiarezza sulla differenza tra recesso e reso.

Il diritto di recesso, ossia il cosiddetto “diritto al ripensamento”, accorre in tutela del consumatore che ha effettuato degli acquisti online. In pratica, lo stesso ha il potere di ripensare agli acquisti fatti sulle piattaforme online e sciogliersi dal contratto, se il bene acquistato non è di suo gradimento. Ciò senza necessità di dare motivazioni e con conseguente restituzione del bene e rimborso di quanto pagato. La restituzione deve avvenire entro 14 giorni, decorrenti da quando il consumatore ha comunicato la volontà del ripensamento al venditore. Più precisamente, la normativa europea e il codice del consumo (artt. 52 e ss.), prevedono che in caso di diritto di recesso, al consumatore spetti il rimborso totale di tutti i pagamenti effettuati al venditore, sia delle spese di acquisto che di quelle standard di consegna dei prodotti.
Sull’argomento è intervenuta addirittura la Corte di Giustizia che ha precisato, con la sentenza C-511/08, che la normativa europea impedisce alle normative nazionali di prevedere che il venditore possa addebitare le spese di consegna dei prodotti al consumatore che eserciti il diritto di recesso.

Il reso invece fa parte della politica aziendale del singolo sito e-commerce e riguarda le politiche di restituzione stabilite dallo stesso.
Il venditore ha infatti la facoltà di prolungare la durata del periodo di recesso e farsi carico delle spese di restituzione (il c.d. reso gratuito). Questa è una politica discrezionale delle aziende per fidelizzare la clientela. Tuttavia, pare che il tempo del reso gratuito stia per finire e da ora ci toccherà fare più attenzione agli acquisti online, o a risentirne sarà il nostro portafoglio.